Saramago
si scontra con Berlusconi
Articolo
di Società
cultura e religione,
pubblicato sabato 30 maggio 2009 in Spagna.
[El
País]
Einaudi,
casa editrice di proprietà del primo ministro, rifiuta di
pubblicare “El Cuaderno” – Il Cavaliere è
capace di tutto, promuovere ricatti e comprare volontà”
Un
nuovo assalto nell’instancabile lotta di Silvio Berlusconi per
dominare l’informazione e la cultura: Einaudi, la casa editrice
italiana che finora ha pubblicato tutti i romanzi di José
Saramago, non pubblicherà El
Cuaderno,
il libro del Nobel portoghese che raccoglie gli scritti politici e
letterari del blog che
iniziò a scrivere a settembre dello scorso anno
(caderno.josesaramago.org).
Il
motivo della rottura con la casa editrice di proprietà del
primo ministro italiano è la dura serie di giudizi che
Saramago riversa su Berlusconi. L’autore del Saggio
sulla lucidità dice,
tra le altre cose: “Nella terra della Mafia e della Camorra,
che importanza può avere il fatto provato che il primo
ministro sia un delinquente?”. El
cuaderno sarà
pubblicato dalla casa editrice torinese Bollati Boringhieri.
In
una nota ufficiale Einaudi, che forma parte dell’impero
editoriale Mondadori, ha spiegato che non pubblicherà il libro
poiché, tra le altre cose, definisce Berlusconi un
delinquente. “Che si tratti di lui (Berlusconi) o di qualunque
altro esponente politico di qualsivoglia partito o fazione, Einaudi
rispetta la libertà di critica, ma rifiuta di fare sua
un’accusa che sarebbe condannata in qualsiasi processo”.
Saramago,
87 anni, non risparmia le critiche al Cavaliere nei suoi commenti,
che seguono puntualmente l’attualità italiana degli
ultimi mesi. In qualche passaggio arriva a compararlo con
un capo della
mafia. Interpellato su quest’epiteto, Saramago ha risposto:
“Davvero vi sembra esagerato? Siamo proprio sicuri? Almeno
saremo d’accordo sul fatto che abbia una mentalità
mafiosa”.
Einaudi
ha rifiutato di pubblicare altri testi critici negli ultimi tempi,
come per esempio le poesie politiche postume di Giovanni Raboni o Il
corpo del capo,
di Marco Belpoliti.
Saramago
considera che la censura di Einaudi nasce dal fatto che lui ha
scritto senza legami di alcun tipo su Berlusconi come capo del
governo e che il problema è che il problema sia anche
Berlusconi che è il proprietario della casa editrice e di
molti altri mezzi di comunicazione in Italia. Secondo l’autore
di Memoriale
del convento,
la situazione sarebbe divertente se non implicasse che l’accumulo
di così tanti poteri nelle mani di un politico mette a rischio
la qualità della democrazia italiana.
Nel
libro, che è stato pubblicato in Portogallo ad aprile e questa
settimana dalla casa editrice Alfaguara in Spagna, Saramago
distribuisce riflessioni a destra e a sinistra: da Bush a Blair, da
Aznar al Papa, passando per Fidel Castro, Guantanamo, Israele, Davos
o Wall Street. Il 4 dicembre 2008, Saramago scrisse: “mi sento
insignificante di fronte alla dignità e al coraggio di Roberto
Saviano, un maestro di vita condannato a morte per aver scritto un
libro di denuncia contro un’organizzazione criminale capace di
sequestrare una città e i suoi cittadini”.
José
Saramago comprende perfettamente che la casa editrice Einaudi, con
cui ha mantenuto una relazione ventennale, non pubblichi il suo
libro El
cuaderno in
Italia. “È normale, io lo posso capire. Se lo facessero,
sarebbero licenziati” afferma il premio Nobel portoghese. Ad
ogni modo, si sente in pace, preferisce rompere la sua relazione con
la casa editrice di Berlusconi. “Per me è un sollievo.
Può darsi che con questo termini definitivamente la mia
relazione con loro. Io sono molto fedele ai miei editori in tutto il
mondo, ma se sono costretto a farlo lo faccio e basta.” E così,
come lui stesso annuncia: “il mio prossimo romanzo, che uscirà
in Portogallo, Brasile e Spagna questo autunno, non uscirà in
questa casa editrice. Mi dispiace, perché, d’altro
canto, mi hanno sempre trattato con il massimo rispetto e
considerazione”.
Nel
suo ultimo libro, Saramago accusa il primo ministro Italiano. Non
ritratta, anzi. “Quel che dico di lui è più o
meno quello che tutti pensano ad eccezione dei suoi elettori. Diciamo
che la democrazia è il migliore dei sistemi, ed è vero.
Ma la sua fragilità è enorme. Quando appare un signore
così, che utilizza i peggiori metodi ed ottiene milioni di
voti, quel che mi stupisce non è che si alzino voci indignate
di protesta, ma che non si produca un movimento sociale di rifiuto
per il solo fatto che rovina il prestigio del suo Paese”
dichiara.
Per
Saramago, il rischio maggiore di figure come Berlusconi sta nella
sottile linea che non lascia intravedere certi limiti. “Quelli
che esistono tra i suoi affari privati e la sfera pubblica. Qualcuno
capace di promuovere ricatti e comprare volontà, è
capace di tutto. Berlusconi l’ha fatto. Non si può dire
che non sia un delinquente perché non ha ammazzato nessuno né
ha fatto una rapina a mano armata. Esistono molte altre maniere di
esserlo”, afferma.
Le
forme del primo ministro italiano, per Saramago, oltrepassano molti
limiti. “Dovrebbe essere anche l’Unione Europea a
richiamarlo all’ordine. Dovrebbero dirgli che le sue non sono
maniere di comportarsi nella sfera pubblica e che casi come il suo
vanno a discredito della politica”. Soprattutto ora, in piena
campagna elettorale. “Un cittadino medio europeo ha tutto il
diritto di chiedersi che Europa è questa che applaude un
signore che si comporta con tale maleducazione nelle riunioni
internazionali. Non l’hanno fermato in tempo e la gente, a
ragione, inizia a chiedersi, come Cicerone: Fino a quando continuerà
ad abusare della nostra pazienza?”.
[Articolo
originale "Saramago se topa con Berlusconi" di M. MORA / J.
RUIZ MANTILLA]
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