Silvio
Berlusconi screditato sulla scena internazionale
Articolo
di Politica
estera,
pubblicato giovedì 2 luglio 2009 in Francia.
[Le
Monde]
Silvio
Berlusconi ha infine riconosciuto che gli scandali sulla sua vita
privata “danneggiano l’Italia”. “Guardare
attraverso il buco della serratura fa male al paese”, ha
rincarato Giulio Tremonti, il ministro dell’economia, mentre
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, si è
appellato ad un’improbabile “tregua” tra i media ed
il governo in occasione del prossimo G8 organizzato nella città
disastrata di L’Aquila (Abruzzo), dall’8 al 10 luglio.
Accusato
da sua moglie - che ha chiesto il divorzio - di “frequentare
minorenni”, poi indicato dal suo avvocato quale “utilizzatore
finale” di una rete di call-girls, infine riconosciuto dai
giudici come “il corruttore” del suo ex avvocato David
Mills, il presidente del consiglio non si gioca soltanto la sua
reputazione, di cui non c’è più molto da salvare.
Il Cavaliere deve ormai tentare di salvaguardare l’immagine
dell’Italia che si è deteriorata parallelamente alla
sua. E il suo ruolo sulla scena internazionale.
La
sfida è enorme. Da due mesi, la stampa internazionale e i
dispacci degli ambasciatori descrivono un paese in cui gli scandali
pubblici e privati legati al capo del governo si accumulano. Il
presidente del consiglio vi appare unicamente preoccupato dei suoi
piaceri, mentre riceve nella sua residenza romana giovani ragazze a
pagamento, nella stessa notte dell’elezione di Barack Obama.
Protetto
da una legge che impedisce ogni azione legale a suo carico durante la
durata del suo mandato, godendo dell’indulgenza e della
condiscendenza di una parte degli italiani, dell’indifferenza e
dell’ignoranza degli altri in ragione del “servizio
minimo” accordato a questi scandali da parte di una televisione
pubblica e privata asservita, Berlusconi non ha molto da temere sul
piano interno. Le voci di dimissioni e di formazione di un “governo
tecnico” hanno alla fine suscitato una corsa alla solidarietà
tra coloro che erano dati come possibili successori di Berlusconi.
Al
contrario, il modo in cui è visto dai suoi colleghi non gli è
indifferente. Berlusconi, che assicura di avere la fiducia del “62%”
degli italiani, sa che ormai il suo “charme” ha
un’accoglienza ben peggiore sulla scena internazionale.
Inizialmente, l’organizzazione del G8 in una città
toccata dal terremoto, che è costato la vita a 300 persone il
6 aprile, era destinato a dimostrare l’efficacia dello Stato
Italiano. Oggi, è diventato un test dell’influenza
dell’Italia sulla scena internazionale, della stima e del
credito di cui gode Berlusconi fra i suoi colleghi.
Il
suo “Obama giovane e abbronzato” ha senza dubbio segnato
il passaggio dal divertimeno al fastidio, fino all’imbarazzo.
Ci si ricorda ancora il presidente del consiglio, con il cellulare
attaccato all’orecchio, far aspettare il cancelliere tedesco
Angela Merkel, il 4 aprile durante il summit della NATO. Quel giorno,
Berlusconi non ha colto forse fino in fondo il senso della piccola
alzata di spalle del cancelliere che sembrava dire: “Pazienza,
faremo senza di lui.”
L’ultimo
Consiglio europeo di Bruxelles ha suonato il campanello d’allarme.
Malgrado la larga vittoria del suo partito alle elezioni europee e un
tasso di partecipazione da far impallidire d’invidia molte
altre democrazie, Berlusconi, senza appoggio, non è riuscito a
piazzare il suo candidato alla presidenza del Parlamento europeo come
aveva promesso ai suoi sostenitori. Per inciso, ha dovuto subire il
seguente commento a doppio senso di Hans Gert Pottering: “Anche
se qualcuno della nostra famiglia ha un comportamento che non piace a
tutti, questo non deve avere effetti su coloro che non hanno avuto
quel comportamento”. “Gli scandali di queste ultime
settimane non hanno aiutato l’Italia” sottolinea
l’inglese Graham Watson, capofila dei liberal-democratici.
Un
“problema Berlusconi”? L’interessato continua a
difendere il suo stile e la sua vita privata senza apparente
rammarico - “agli italiani piaccio cosi”. Le domande
tuttavia restano: il tentativo fallito di Fiat di prendere il
controllo della tedesca Opel avrebbe avuto miglior sorte se la
reputazione di Berlusconi e dell’Italia oltre il Reno fosse
stata migliore? Obama avrebbe incluso una tappa romana durante il suo
primo soggiorno europeo se il presidente del consiglio avesse evitato
di fare una brutta battuta sul neo eletto?
Berlusconi
dispiega un’intensa attività diplomatica. Dopo un
viaggio lampo a Washington, il ricevimento di Mouammar Gheddafi a
Roma, si è invitato a Corfù per il summit Russia-Nato.
Ma, mercoledì primo luglio, ha annullato, all’ultimo
momento, la sua presenza a Sirte (Libia) per una riunione dell’Unione
Africana. Vuole dimostrare che è ancora “l’amico
di tutti”, un dirigente ascoltato e frequentabile e che
l’Italia pesa ancora nelle relazioni internazionali.
Non è
la prima volta che Berlusconi deve affrontare uno scandalo e un
summit. Nel 1994, a Napoli, la sua prima presidenza del G8 coincise
con l’apertura di un’inchiesta giudiziaria che lo
riguardava. Altre inchieste, altri scandali non hanno impedito ad
alcuni dirigenti internazionali di frequentare la sua villa in
Sardegna, il falso vulcano e forse le sue strane accompagnatrici.
Quattordici anni più tardi chi, in seno al G8, sarebbe pronto
a correre questo rischio?
[Articolo
originale "Silvio Berlusconi démonétisé sur
la scène internationale" di Philippe Ridet]
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