Berlusconi,
il buffone d’Europa
Articolo
di Personaggi
d'Italia,
pubblicato mercoledì 8 luglio 2009 in Francia.
[L'express]
(Articolo
in copertina). Nel
contesto dell’Unione Europea come pure del G8 che accoglie
questo mercoledì a L’Aquila, il presidente del Consiglio
italiano è un’anomalia. Sotto gli scandali e le
“berlusconate”, si piega ma non si spezza. E una
maggioranza di elettori sembra ancora dargli fiducia. Ritorno su uno
strano incanto che, da quindici anni, resiste a tutto.
Sua
moglie lo ha accusato di frequentare minorenni, delle “vergini
offerte al dragone”. Alcune escort girls hanno raccontato, urbi
et orbi, delle loro prestazioni tariffate con il presidente del
Consiglio – dei baccanali degni di un imperatore decadente,
degli harem di sgualdrine che fanno la ola intorno a “Papi”
sotto uno sciame di farfalle. È munifico, profuma di lussuria,
sembrerebbe di essere nel Satiricon.
Ma la
serie di scandali non hanno portato alla caduta dell’eloquenza
e Silvio Berlusconi, che urla al complotto e ha annunciato di tornare
presto “come nuovo”, ride sempre: “Sono come sono e
non cambierò, gli italiani mi voglio così”,
proclamava, la mano sul cuore, alla vigilia del G8 che egli presiede,
questa settimana, nella sinistrata Aquila.
Un G8
minacciato da nuove scosse sismiche, letteralmente ed in senso
figurato, per il quale il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha già da ora chiesto “la tregua delle
polemiche”, tanto egli si rende conto di come l’immagine
dell’Italia nel mondo sia rovinata dalle buffonate di
Berlusconi. Malgrado l’ampia vittoria del suo partito alle
europee, senza sostegno, egli non è riuscito a piazzare il suo
protetto alla guida del Parlamento europeo. “Gli scandali di
queste ultime settimane non hanno aiutato l’Italia”,
eufemizza il capo-gruppo dei liberal-democratici a Strasburgo,
l’inglese Graham Watson.
Ma
Silvio ride, appunto, sempre, questa risata accattivante e
fracassante, che è la sua strategia di conquista, la sua arma
fatale, la sua ninnananna, il suo artificio, la sua autobiografia in
continua espansione, la sua promessa di lieto fine, la sua storia
d’amore con l’Italia :”Gli italiani mi vogliono
perché sono buono, generoso, sincero e fedele”, si
difende ancora, il Messia.
Ed in
un certo senso, i numeri gli danno ragione: 36% di consensi per il
suo partito alle europee, anche se non ha ottenuto il 45% atteso; il
centro-destra ha ancora progredito alle municipali e provinciali
parziali, alcune settimane fa. Durante questi ultimi due mesi, la
popolarità di Silvio Berlusconi è stata appena
intaccata, passando dal 51% al 49%. Commento di un interpellato per
il sondaggio: “Se risolve i nostri problemi, può avere
tutte le ragazze che vuole”.
La
Chiesa può anche allarmarsi, l’opposizione prevedere il
“crepuscolo del Cavaliere”, i commentatori esteri
ripetere che un tale scandalo avrebbe già abbattuto
chiunque… Cosa accadrebbe ad una Angela Merkel fotografata
con dei gigolo in tanga a bordo della sua piscina, o a Nicolas
Sarkozy se una lolita lo chiamasse “Papi”? Ma Sua
Emittenza non è un politico ordinario. “Il sultano
Berlusconi non cadrà, è il padrone, alla vecchia
maniera, di tutto il paese”, ironizza il politologo Giovanni
Satori, che parla di un “regime di corte”.
Cento
volte lo si è dato per morto; cento volte, è
resuscitato. In un’Italia che non crede nella politica (il 25%
degli italiani associa il termine a “disgusto” e il 22% a
“rabbia”), egli sfugge all’archetipo del potere:
personaggio hollywoodiano, eccentrico incantatore, comico da caserma,
coach mentale, furbacchione da banco, illusionista poliglotta colpito
dalla sindrome di Zelig – il potere di trasformarsi a seconda
delle aspettative altrui – Berlusconi ha inventato un nuovo
modello di dirigente, un politico-star che occupa lo schermo da
quindici anni, e le cui farse soffocano, molto spesso, i veri
problemi del paese e coprono il rumore delle stonature.
I
giudici hanno stabilito, recentemente, che il suo ex avvocato David
Mills è stato corrotto, con 600.000 dollari per fornire falsa
testimonianza? E allora? Berlusconi, o l’uomo-spettacolo che ha
abbracciato e capito il paese come nessun altro, lo ha abituato alla
sua presenza e si scontra forse, oggi, ai limiti del proprio sistema.
Da
quindici anni, Berlusconi, adulato od odiato, fa vivere all’Italia
una passione come se ne incontra una sola, un tango fusionale e
scandaloso. Fu come un’apparizione, in un paesaggio devastato.
1994:
la classe politica è a terra, decimata dall’operazione
anti-corruzione “Mani pulite”. Spazzati via i grandi
partiti, i pilastri, la Democrazia cristiana e il Partito socialista.
A colpi di attentati, la Mafia insanguina il paese. L’Italia è
demoralizzata dai suoi scandali, dalla sua violenza… Ed ecco
il redentore! L’imprenditore, all’epoca
cinquantasettenne, “scende in campo”, secondo
l’espressione consacrata, giura di sacrificare l’ “ultima
parte della sua vita al suo paese”, promette “un nuovo
miracolo italiano” e parla al popolo abbandonato.
Lo
rassicura. Inaugura, soprattutto, uno stile. Strappa il velo
dell’ipocrisia della democrazia-cristiana (DC), rompe con il
suo parlare sacerdotale, al contrario di un Giulio Andreotti,
l’ex-uomo forte della DC, sfinge dall’aria di gattamorta.
Fa la voce del popolo in opposizione all’Italia degli
intellettuali – comunisti e cattolici.
Berlusconi
il magnate fa soffiare il vento nuovo della televisione commerciale,
divenuta la principle agenzia di socializzazione del paese, del
kitsch, dei giochi, delle “veline”, queste show-girls
mezze nude sulle scene. Egli non pronuncia ragionamenti ma slogan
pubblicitari. Crea il mito. Nessun intermediario tra lui ed il corpo
sociale: gli altri, questi “mistificatori”, questi
“coglioni”, sono assimilati in una “congiura
internazionale della spazzatura e della calunnia”. Sono
compresi i magistrati, la sinistra, i media non compiacenti…
Più
che contenuto, il suo corpo politico e televisivo è un
contenente, fluido, che si adatta all’obiettivo, ad un’Italia
profondamente frammentata, divisa, elastica. Un ricettacolo
unificatore, insomma, dove la gente si rispecchia nei propri sogni:
il successo che egli incarna, la sua eterna giovinezza, la sua
astuzia, la sua rivincita, anche, su uno Stato ed un burocrazia di
cui non ci si fida.
“Ci
permette di non pensare e di non riflettere ai nostri problemi,
afferma Fabrizio, un autista di taxi. E poi, una zoccola di più
o una in meno, cosa cambia? La verità, è che vorrei
essere al suo posto”. Insomma, Silvio Berlusconi trasforma una
fantasia in un progetto, un partito, in un esercito di tifosi, e
rivoluziona la comunicazione politica. Senza mai provare, in realtà,
la sua capacità di riformare e di modernizzare lo Stato.
Berlusconi
ha rivoluzionato la comunicazione politica
“Eravamo
dei pionieri. Berlusconi ha inventato tutto! Ricorda, con emozione,
una collaboratrice della prima ora, la responsabile della sua
immagine, Mity Simonetto. Nel 1990, il curatore dell’immagine
non esisteva in Italia, così come questi slogan molto diretti,
senza peli sulla lingua, che ha inaugurato nei suoi spot elettorali,
come “Meno tasse”.
In
origine, questa bionda petulante lavorava per una televisione privata
milanese che Berlusconi ha comprato e che è diventata Italia
Uno, una delle tre reti del suo gruppo Mediaset. Ha fatto di Mity una
devota: “Ricordo ancora in suo discorso al personale. Ci
trasmetteva il suo entusiasmo, il suo pensare positivo. Mi sono
detta: quest’uomo è straordinario”.
Nel
1994, divenuto capo di governo, Berlusconi la nomina responsabile
dell’”ufficio immagine”. “In realtà,
eravamo in due, la mia segretaria ed io. E la burocrazia di palazzo
Chigi ci ha messo un po’ di tempo per riconoscere questo nuovo
servizio! La nostra posta veniva rispedita al mittente con la
dicitura “sconosciuto”.
Negli
anni, Mity Simonetto acquista dalle agenzie tonnellate di foto che
non considerava abbastanza lusinghiere per il campione, “dal
punto di vista estetico”, precisa. Prima di rimpiangere: “Con
le foto digitali è impossibile”. La prova: Berlusconi ha
recentemente chiesto il sequestro di migliaia di foto rubate durante
le feste a Villa Certosa, in Sardegna – la sua Berluscoland,
con i suoi palmeti, con i suoi laghi artificiali ed il suo anfiteatro
– luogo di passaggio e di ascensione sociale di charters di
veline.
Egli
denuncia un’intollerabile violazione alla sua vita privata. Ma
soprattutto alla favola che rifinisce dall’inizio, lui, l’eroe
di “Una storia italiana”, questo foto-romanzo di 128
pagine inviato, durante la campagna elettorale del 2001, a tutte le
case italiane, e che mette in scena l’epopea: quella del figlio
di un impiegato di banca milanese che ha iniziato cantando sulle navi
da crociera, prima di diventare la prima fortuna italiana.
C’è
tutto - “L’uomo, l’imprenditore, lo sportivo, la
politica, il carattere e le passioni, i piccoli segreti di Silvio…”
- tranne le zone d’ombra. Il ritratto disegna da una parte un
italiano qualunque, al quale tutti possono identificarsi, ed il
semi-dio, che, tutte le mattine, consulta il suo oracolo e prende il
polso al suo popolo tramite il suo istituto di sondaggi.
Euromedia
Research, il cui ottimismo sembra calcato sul suo, è diretto
da una brillante paleontologa, Alessandra Ghisleri, che gli
attribuiva ancora il 75% delle opinioni favorevoli al momento del
sisma a L’Aquila, dove è corso al soccorso dei
sinistrati. E che gli dà ancora oggi il 61%…
Cifre
inventate? “No, i sondaggi sono uno strumento delicato, tutto
dipende dal modo in cui si formulano le domande”, modera Renato
Mannheimer, direttore dell’Ipso, l’istituto di
riferimento, il quale dà a Berlusconi il 49%. Ricorda inoltre
che nel 1994, anno della “discesa in campo”, il Cavaliere
non aveva esitato ad affermare che il 30% degli italiani lo
apprezzavano. “Si trattava allora di un perfetto sconosciuto ed
i numeri reali arrivavano al 7%. Ma ha fatto bene ad utilizzare
questa tecnica pubblicitaria: poco dopo, ha ottenuto il 30%!”.
Così
nasce il “berluscottimismo”, secondo il termine del
sociologo britannico Stephen Gundle, citato da Marco Belpoliti,
autore del recente saggio “Il corpo del capo”. È
“la manipolazione del tempo”: “Invece della
tensione verso il futuro, tipica delle ideologie degli anni ‘60
e ‘70, il modello berlusconiano propone l’estasi del
presente, un edonismo del benessere, della consumazione e del
confort. E tutto questo in un sorriso”.
Impolverato
di fondotinta, coronato d’impianti capillari, rialzato con i
tacchi, costantemente scortato da un battaglione di truccatrici,
Berlusconi, maschio-femmina, segue la regola del sistema delle star:
mai presentarsi al naturale. Esige che si infili un gambaletto di
Nylon sulla telecamera per attenuargli le rughe…
Quest’uomo
è un maniaco della comunicazione: è noto che ispezioni
egli stesso i WC dei luoghi in cui devono tenersi le riunioni
internazionali; nel luglio 2001 durante il G8 di Genova, ha fatto
sospendere dei limoni agli alberi con dei fili trasparenti, perché
i limoni sono dei frutti invernali… Nel berluosconismo
trionfante, il potere detta le stagioni e gli eroi non muoiono mai.
È
noioso, ad esempio, che in tempo di crisi la televisione pubblica
“diffonda l’angoscia e il pessimismo”, ha già
spiegato Berlusconi. Egli controlla quasi tutte le grandi reti
nazionali: i tre canali Mediaset e almeno due dei tre del servizio
pubblico, la Rai. Al punto che, durante lo scandalo delle call-girls,
il direttore fresco di nomina di Rai Uno ha pensato bene di ignorare
la questione…
Ma la
questione, è che “la sinistra, quando era al potere, non
ha mai fatto votare una legge per lottare contro quest’insopportabile
conflitto di interessi tra padrone della televisione e presidente del
Consiglio!”, tuona un berlusconiano pentito, il deputato Paolo
Guzzanti. È un fatto: il fenomeno Berlusconi prospera nel
vuoto, quello della classe politica nel 1994, dell’opposizione
di oggi. Un vuoto colmato, secondo Guzzanti, da una …”mignotocrazia”!
Fino
a dove arriverà questa “politicizzazione della
prostituzione”?
“Molti
politici hanno avuto delle amanti, Kennedy, Mitterrand.. Qui è
diverso, le si fa entrare in Parlamento! Sarebbero state candidate 30
veline alle elezioni europee se la moglie di Berlusconi non fosse
intervenuta”. Delle veline che devono avere caratteristiche
precise: “Bionde, pelle chiara, occhi azzurri, tipo acqua e
sapone”, spiega Guzzanti: “Al congresso fondatore del
Popolo Delle Libertà (il nuovo grande partito di Berlusconi),
in primavera, la prima fila era loro riservata, sotto pretesto di
ringiovanire i ranghi..” Un congresso che assomigliava alla
consacrazione di un idolo, al suono potente e sdolcinato dell’inno
“Meno male che Silvio c’è”.
Fino
a dove arriverà, come ha scritto Vincenzo Susca, della facoltà
di scienze della comunicazione all’università della
Sapienza a Roma, questa “politicizzazione delle prostituzione”,
attraverso la quale “Berlusconi vende e trasforma il suo corpo,
il suo linguaggio e le sue idee per avere il consenso, con
l’obiettivo di far innamorare il pubblico”?
Padre
di una religione di cui è il principio e la fine, Berlusconi è
il primo uomo politico italiano, dalla fine della seconda guerra
mondiale, che si sia preso cura della sua immagine “con la
stessa costanza e continuità di Mussolini”, riassume
Marco Belpoliti: “Dopo l’ostentazione ossessiva del corpo
del Duce, dopo la feroce e simbolica esibizione del suo cadavere sul
piazzale Loreto nel 1945 (dove era stato appeso per i piedi), i
politici si rendono quasi invisibili […] Con il magnate
milanese, il potere […] occupa la scena politica in maniera
onnipotente attraverso l’immagine del suo corpo”.
Belpoliti
parla ancora del bisogno del popolo di crearsi dei miti, poi di
abbatterli. L’Italia brucierà questo vitello d’oro?
In fondo, Berlusconi è la geniale prefigurazione del capo
politico di domani, sincretismo di virtuale e di modernità,
oppure un simulacro del sogno, una busta su carta patinata?
Lui
che si è attirato tanti guai giudiziari, sospetti sui legami
con la Mafia, che si è fabbricato un’immunità
come scudo durante tutto il suo mandato, che ha fatto votare un certo
numero di leggi su misura durante i precedenti mandati, riuscirà
a prolungare la favola?
Giuliano
Ferrara, uno di questi intellettuali sedotti dal berlusconismo degli
inizi, direttore del quotidiano Il Foglio, la cui proprietaria altro
non è che la Veronica – la moglie vilipesa di Berlusconi
– dà regolarmente lezioni al suo amico Silvio. Questa
volta, “la situazione è grave”, dice: una sorta di
“24 luglio permanente”. Il 25 luglio 1943, Mussolini fu
destituito dai suoi.
[Articolo
originale "Berlusconi, le bouffon de l'Europe" di Delphine
Saubaber et Vanja Luksic]
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