Rosà (VI)

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06/09/2009
Orlandi, le esalazioni "bruciano" gli strumenti

ROSÀ Choccante scoperta dei forestali durante alcuni controlli all’interno dell’azienda sequestrata un anno fa: è il segno della presenza di inquinanti nel suolo Orlandi, le esalazioni "bruciano" gli strumenti Intanto nei giorni scorsi i periti incaricati dal Gip hanno avviato la costruzione di nuovi pozzi attorno all’impresa dismessa Domenica 6 Settembre 2009, Rosà I sondini che dovevano rilevare la presenza dei solventi non hanno dato indicazioni: sono stati letteralmente bruciati dalle esalazioni! Alcuni giorni fa sono ripresi i rilievi della OV Orlandi, l’azienda chimica di Rosà posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Bassano ormai 13 mesi fa, l’11 agosto 2008. Attualmente, sotto l’ipotesi di contaminazione dei terreni e delle acque, sono indagate sei persone (tra di esse due bassanesi). A metà dello scorso maggio, su richiesta del Pm Monica Mazza, il Gip Massimo Morandini aveva ordinato una superperizia in incidente probatorio, affidando l’incarico al geologo Luigi Vergnano e all’ingegner Santo Cozzupoli, entrambi di Milano. I due tecnici devono condurre nel sito analisi chimico fisiche, geologiche e strutturali. In particolare devono sondare lo stato dei terreni e della falda sottostanti la ditta e anche studiare le condizioni delle cisterne dell’azienda, dismessa da tempo, per stabilirne grado di corrosione e di tenuta ed individuare eventuali rotture e perdite; e ancora devono verificare il generale livello di sicurezza dell’area. I due periti avevano richiesto l’installazione di torri piezometriche e prefigurato lo scavo di trincee esplorative e appunto questo si è iniziato a fare. Ma prima delle ferie la squadra di Pg del Corpo forestale dello Stato, guidata dall’isp. sup. Spoladori, ha effettuato degli altri controlli, registrando un fenomeno assai preoccupante. Nei cinque pozzi già approntati ha fatto scendere altrettanti "draeger", cioè delle speciali fialette che attraverso una certa reazione misurano l’eventuale presenza di solventi. Ebbene, nei due pozzi posti all’interno della OV, dopo pochi metri, le capsulette si sono praticamente disciolte. Segno inequivocabile che sotto la Orlandi il terreno è intriso di idrocarburi, che contaminano gli interstizi d’aria (e, si suppone, pure le falde d’acqua). I forestali hanno fatto subito rapporto al magistrato: indiziate della dispersione sono ancora una volta le vetuste vasche di stoccaggio. In questi giorni, alla presenza dei periti, dei legali e dei consulenti di parte, si sono cominciati a scavare altri sei piezometri tutt’attorno al vecchio stabilmento; poi dovrebbe essere la volta delle trincee all’interno di esso. L’obiettivo è sempre quello di individuare la fonte dell’inquinamento. Saranno attività meticolose anche perchè, come detto, si sta agendo in incidente probatorio e l’esito dei rilievi varrà come prova nell’eventuale processo. I tempi (e i costi), però, inevitabilmente si allungheranno: i pozzi vanno calibrati, i prelievi vanno eseguiti secondo modalità complesse e poi si dovranno attendere gli esiti degli esami di laboratorio. Si parla già di Natale come termine delle operazioni, ben oltre i 120 giorni richiesti in maggio dai tecnici e ben oltre l’udienza fissata per il 2 ottobre; certamente il Gip metterà in calendario un’altra riunione. Ovviamente tutta la vicenda viene seguita da vicino dall’amministrazione. «In questo momento gli abitanti non devono allarmarsi - aveva detto Manuela Lanzarin in giugno - non appena conosceremo i risultati dei test agiremo di conseguenza». C’è da dire che, se i risultati, come sembra, arriveranno in dicembre, si saranno "persi" altri sei mesi. Bruno Cera
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