I
partiti italiani preparano il dopo-Berlusconi
Articolo
di Politica
interna,
pubblicato lunedì 14 settembre 2009 in Francia.
[Le
Monde]
Un
senatore di destra incontrato in una via del centro storico di Roma.
“Onorevole, gli chiediamo, come vede le cose?” Un
sospiro. “Un gran casino”, ammette. Dopo la
rivelazione degli scandali sulla vita privata di Silvio Berlusconi,
gli sceneggiatori del dopo Berlusconi si sono messi al lavoro, come
si se si dovesse anticipare la scadenza delle elezioni politiche del
2013. Eppure, i magistrati di Bari, che hanno fatto luce su un giro
di prostituzione in margine ad un’inchiesta su delle tangenti
nell’ambito ospedaliero, e di cui il primi ministro è
stato l’utilizzatore finale, “hanno escluso ogni reato”
del presidente del consiglio. La sua maggioranza in Parlamento non è
ancora venuta meno.
Ma
un altro appuntamento attende Silvio Berlusconi. Durante le prossime
settimane – non è stata precisata alcuna data -, la
Corte costituzionale dovrebbe dare la sua opinione sulla legge,
votata all’inizio del terzo mandato [di Berlusconi, N.d.T.],
che protegge le quattro più alte cariche dello Stato
(presidente della Repubblica, del consiglio, del Senato e della
Camera) durante il loro mandato. Se i giudici dovessero decretare la
non costituzionalità della legge, Berlusconi vedrebbe il torno
dello spettro di molti processi sospesi, tra cui quello del caso
Mills, dal nome dell’avvocato inglese condannato dal tribunale
di Milano, il 17 febbraio, a quattro anni e sei mesi di carcere per
falsa testimonianza. Nella loro sentenza, i giudici hanno designato
Berlusconi, il quale denuncia “un processo politico”,
come il “corruttore” di David Mills.
Questa
ipotesi, secondo cui Berlusconi sarebbe nell’impssibilità
di governare a causa della ripresa dei processi, ha provocato una
frattura nel suo partito, il Popolo della libertà (PDL). Il
primo ad essersi messo in pista non è altro che Gianfranco
Fini, il presidente della Camera dei deputati ed ex ministro del
secondo governo Berlusconi. Proveniente dalla destra post-fascista, è
riuscito, attraverso una lunga mutazione politica iniziata nel 1995,
ad apparire come un moderato aperto alle questioni di etica e
d’immigrazione. Con la scusa di denunciare “la mancanza
di riflessione” nel partito, Fini si pone come alternativa. Il
presidente del consiglio lo vede ormai come un “nemico”
che aspetta la sua “caduta”.
Allo
stesso tempo, i centristi si organizzano. Dopo aver rifiutato di
confluire nel PDL, l’Unione di centro (UDC, centro destra) si
ritrova protagonista di tutti gli scenari. Silvio Berlusconi vorrebbe
stringere una nuova alleanza con lui alle elezioni regionali di marzo
2010, soprattutto dopo che la divulgazione degli scandali gli ha
messo contro i voti dei cattolici, di cui l’UDC è il
partito naturale. Ma Ferdinando Casini lo fa aspettare a piacere.
“Complotto”
Soprattutto,
non fa niente per smentire l’ipotesi della costituzione di un
“grande centro”, che prenderebbe il posto della defunta
democrazia cristiana. Con la benedizione del Vaticano e una parte
dell’episcopato italiano, questo oggetto politico non
identificato potrebbe aprirsi ai cattolici del Partito democratico
(PD, centro sinistra) così come ai delusi di tutti gli
schieramenti. La stampa italiana ha indicato molte volte il ruolo
di coordinatore di questa struttura politica ancora vaga che potrebbe
svolgere il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, il
quale ha appena creato una fondazione politica. Sabato, durante la
sua assemblea, l’UDC ha accolto a braccia aperte Francesco
Rutelli (PD) e Gianfranco Fini…
Di
fronte a queste piccole grandi manovre, Berlusconi presenta i
sondaggi positivi di cui dispone e accusa gli uni e gli altri di
“complotto”. Ma si mostra incapace di riprendere il
controllo. L’agenda è vuota; non si annuncia nessuna
riforma; i ministri restano cheti. Questo immobilismo intriga e dà
nuove ragioni ai candidati alla sua successioni per agitarsi. La Lega
Nord, partito xenofobo e alleato più fedele di Berlusconi in
questi tempi movimentati, ha chiesto un “ritorno alle urne”.
[Articolo
originale "Les partis italiens préparent
l'après-Berlusconi " di Philippe Ridet ]
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