Una
faccia e un paese sfregiati
Articolo
di Personaggi
d'Italia,
pubblicato lunedì 21 dicembre 2009 in Spagna.
[La
Vanguardia]
C’è
stata gente in Italia e all’estero che ha assistito
all’aggressione di un pazzo a Berlusconi con un misto di gioia
e beffa e, a parte la considerazione che ognuno ha del personaggio,
risulta evidente che queste attitudini dovrebbero preoccupare quasi
quanto il comportamento del primo ministro.
Nemmeno
le dichiarazioni dello scorso week-end di Berlusconi sembrano molto
opportune, specie quando ha dichiarato che, a ricordo dell’incidente,
gli rimarrà l’odio di pochi e l’amore di molti
italiani. Sicuramente sarebbe stato più sensato l’aver
detto che avrebbe lavorato per guadagnarsi il rispetto di tutti,
finanche di chi ha potuto offendere con le proprie azioni degli
ultimi mesi. Alla politica non serve amore e odio. Questa non è
una tragedia di Eschilo, né una commedia di Chapman.
La
faccia di Berlusconi sfregiata da una riproduzione del duomo di
Milano è una delle immagini dell’anno. Il viso sfregiato
è l’allegoria di un paese diviso nei confronti di un
presidente che governa confondendo il pubblico e il privato, la
politica e gli affari, la moralità con la vita da picaro.
Senza spingerci più in là, il primo ministro italiano
pensa di sfruttare la popolarità generata dall’aggressione
ai suoi danni per cercare di convocare elezioni anticipate. Un
Berlusconi convertito in vittima può essere una strategia
elettorale per chi continua a lasciare una scia di persone
danneggiate lungo il cammino.
Negli
ultimi anni il Cavaliere ha dovuto affrontare diversi interventi,
dato che ha subito almeno una operazione di prostata e un’altra
al cuore per la collocazione di vari bypass coronari. Inoltre, si è
ricoverato per sottoporsi a un trapianto di capelli e a un lifting.
Dopo esser stato dal dentista per la ricostruzione di un paio di
denti persi nell’impatto con il souvenir, ha annunciato che
andrà alla clinica di chirurgia plastica di Lugano (Svizzera)
per poter eliminare le ferite al visto dovute all’impatto con
la cattedrale in miniatura.
Tuttavia,
a Berlusconi serve più un chirurgo che gli metta a posto la
biografia che uno che gli sistemi il viso. Una cicatrice allo zigomo
prima o poi scompare, ma alcune dichiarazioni del primo ministro e
altrettante sue immagini rimarranno indelebili nella memoria
collettiva. Per questo sarebbe conveniente per lui cercare di
neutralizzarle con un’immagine più serena e un eloquio
più consono. O forse il buonsenso non è di moda nella
politica italiana?
Ma
ma c’è da temere il peggio. Il suo discorso in attesa
del chirurgo plastico non può essere più chiaro: la
violenta aggressione non è dovuta a un semplice disturbato
mentale, ma al clima creato dall’opposizione. Magari la pace
interiore alla quale predispone il paesaggio svizzero lo farà
ricredere. In caso contrario, l’unica soluzione sarà
sperare che il nuovo stiramento della pelle gli distenda i neuroni.
Non si tratta solo del fatto che egli si veda più attraente,
ma che il mondo lo veda di buon occhio.
[Articolo
originale "Una cara y un país partidos" di Màrius
Carol]
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