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28/12/2009
Una faccia e un paese sfregiati

Una faccia e un paese sfregiati

Articolo di Personaggi d'Italia, pubblicato lunedì 21 dicembre 2009 in Spagna.

[La Vanguardia]

C’è stata gente in Italia e all’estero che ha assistito all’aggressione di un pazzo a Berlusconi con un misto di gioia e beffa e, a parte la considerazione che ognuno ha del personaggio, risulta evidente che queste attitudini dovrebbero preoccupare quasi quanto il comportamento del primo ministro.

Nemmeno le dichiarazioni dello scorso week-end di Berlusconi sembrano molto opportune, specie quando ha dichiarato che, a ricordo dell’incidente, gli rimarrà l’odio di pochi e l’amore di molti italiani. Sicuramente sarebbe stato più sensato l’aver detto che avrebbe lavorato per guadagnarsi il rispetto di tutti, finanche di chi ha potuto offendere con le proprie azioni degli ultimi mesi. Alla politica non serve amore e odio. Questa non è una tragedia di Eschilo, né una commedia di Chapman.

La faccia di Berlusconi sfregiata da una riproduzione del duomo di Milano è una delle immagini dell’anno. Il viso sfregiato è l’allegoria di un paese diviso nei confronti di un presidente che governa confondendo il pubblico e il privato, la politica e gli affari, la moralità con la vita da picaro. Senza spingerci più in là, il primo ministro italiano pensa di sfruttare la popolarità generata dall’aggressione ai suoi danni per cercare di convocare elezioni anticipate. Un Berlusconi convertito in vittima può essere una strategia elettorale per chi continua a lasciare una scia di persone danneggiate lungo il cammino.

Negli ultimi anni il Cavaliere ha dovuto affrontare diversi interventi, dato che ha subito almeno una operazione di prostata e un’altra al cuore per la collocazione di vari bypass coronari. Inoltre, si è ricoverato per sottoporsi a un trapianto di capelli e a un lifting. Dopo esser stato dal dentista per la ricostruzione di un paio di denti persi nell’impatto con il souvenir, ha annunciato che andrà alla clinica di chirurgia plastica di Lugano (Svizzera) per poter eliminare le ferite al visto dovute all’impatto con la cattedrale in miniatura.

Tuttavia, a Berlusconi serve più un chirurgo che gli metta a posto la biografia che uno che gli sistemi il viso. Una cicatrice allo zigomo prima o poi scompare, ma alcune dichiarazioni del primo ministro e altrettante sue immagini rimarranno indelebili nella memoria collettiva. Per questo sarebbe conveniente per lui cercare di neutralizzarle con un’immagine più serena e un eloquio più consono. O forse il buonsenso non è di moda nella politica italiana?

Ma ma c’è da temere il peggio. Il suo discorso in attesa del chirurgo plastico non può essere più chiaro: la violenta aggressione non è dovuta a un semplice disturbato mentale, ma al clima creato dall’opposizione. Magari la pace interiore alla quale predispone il paesaggio svizzero lo farà ricredere. In caso contrario, l’unica soluzione sarà sperare che il nuovo stiramento della pelle gli distenda i neuroni. Non si tratta solo del fatto che egli si veda più attraente, ma che il mondo lo veda di buon occhio.

[Articolo originale "Una cara y un país partidos" di Màrius Carol]


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