L’imperatore
che governa con il telecomando
Articolo
di Società
cultura e religione,
pubblicato domenica 17 gennaio 2010 in Svezia.
[Dagens
Nyheter]
Ha
il controllo di cinque canali tivù, imprese edili, giornali,
la squadra di calcio AC Milan e oltretutto è il capo del
governo italiano. Le accuse di corruzione e le ragazze escort, gli
scandali vanno e vengono ma Silvio Berlusconi sembra rimanere, e
governa il suo paese anche e soprattutto attraverso la tivù.
Quando
andai a vivere in Italia per la prima volta nel 1982, ricordo lo
shock che provai vedendo che c’erano centinaia di canali
televisivi. La pubblica RAI ne aveva già tre, mentre Silvio
Berlusconi solo due – Canale 5 e Italia 1 – avremmo
dovuto aspettare fino al 1984 prima che si accaparrasse Rete 4. Un
enorme frastorno mediatico per un giovane studentello malnutrito come
me, abituato alle repliche della SVT, ripetute fino alla nausea, e
all’assenza della pubblicità. Facevo uno zapping
selvaggio con il telecomando e guardavo un film dietro l’altro.
Su di un canale trovavo signore truccatissime che facevano l’oroscopo
e i tarocchi a spettatori che telefonavano, e nel seguente mi
imbattevo in casalinghe di mezz’età che a metà
pomeriggio facevano lo spogliarello.
Quando
i miei genitori una volta vennero a trovarmi, il padrone di casa
diede a mio padre il telecomando, spiegando che come ospite d’onore
poteva scegliere il canale che avremmo guardato mentre cenavamo. Un
gesto di grande benevolenza e il massimo dell’ospitalità
per Vincenzo Casagrande, un tappezziere 60enne la cui televisione,
così come quella della maggioranza degli italiani, era sempre
accesa.
In
Italia, in nove case su dieci la televisione è posizionata in
modo tale da poterla vedere dal tavolo da pranzo. Alla fine, se non
si ha il buon senso di spegnerla, l’indottrinamento diventa
totale. I tanti spot e i giochi a premi si susseguono uno dopo
l’altro. E se i conduttori sono sempre più anziani e
stempiati, le signorine dei programmi hanno sempre meno vestiti
addosso. Saltano, si dimenano, ballano e soprattutto hanno il compito
di invogliare lo spettatore a non cambiare canale quando ad esempio
arriva la pubblicità. Vengono chiamate “veline” –
difficile da tradurre, ma all’ultimo festival di Venezia io e
altri colleghi siamo stati d’accordo sul fatto che l’unica
parola svedese corretta sia kuttersmycke (n.d.t. ragazza “da
esibire”).
Durante
i miei anni in Italia, Berlusconi ha cambiato tanto la scena politica
quanto il mondo della televisione. Egli è prima di tutto un
piazzista. Sui suoi canali commerciali, allo stesso modo in cui ha
venduto case, pannoloni e olio di oliva, vende adesso politica con
successo. La parola successo si basa sulla sua attuale maggioranza
parlamentare da record, anche se in effetti ha pesantemente
manipolato le leggi elettorali che gli hanno dato premi di
maggioranza spropositati. L’uomo che ha costruito il suo impero
televisivo è lo stesso che ha costruito il suo partito, Forza
Italia, chiamato adesso Partito della Libertà (come se
l’Italia non fosse un paese libero?). Si chiama Marcello
Dell’Utri, ha 68 anni ed è stato rieletto senatore nel
2008, nonostante sia già stato condannato a nove anni di
carcere per collusione con la mafia siciliana. Un dettaglio
insignificante che pesa quanto una piuma in una campagna elettorale
italiana.
Da
15 anni la televisione e la politica hanno il medesimo linguaggio
autocratico e spesso anche la stessa obsoleta concezione della donna:
ragazze prosperose che ricordano le pin-up degli anni ’60, di
cui l’attuale ministro delle pari opportunità Mara
Carfagna, 34 anni e un passato da modella, rappresenta uno degli
elementi più sobri.
Lo
scrittore ed ex-professore di lingue slave all’università
di Roma Predrag Matvejevic, che adesso vive a Zagabria, ha diverse
volte in scritti e dibattiti chiamato l’Italia di oggi
“democratura”. E non è difficile vedere come si
sta svuotando la democrazia italiana della sua linfa. Il parlamento
ha ormai come unico compito quello di far passare decreti che entrano
immediatamente in vigore. Questioni importanti, come il piano
finanziario del governo, vengono decise con un frettoloso voto di
fiducia. Il dibattito parlamentare è stato troncato o ridotto
al minimo per lasciare spazio a decisioni rapide. Un fatto che ha
spinto persino Gianfranco Fini, alleato fraterno e presidente della
camera, a stigmatizzare il comportamento del primo ministro definito
“atteggiamento da Cesare”.
Uno
dei nuovi arrivati al parlamento dominato da Berlusconi è
Gianrico Carofiglio. Alle spalle, una lunga carriera da giudice e
anche diversi libri, tra cui gialli che spesso si svolgono nella sua
Bari, nell’Italia del sud. Da un anno e mezzo è al
senato con i Democratici dell’opposizione. - Un’esperienza
stimolante, anche se dal punto di vista democratico la sensazione è
piuttosto cupa – mi dice quando lo incontro nel suo ufficio
proprio dietro il senato. - Oggi il parlamento è
un’istituzione fortemente indebolita. Sul posto si ha la netta
sensazione che il processo decisionale sia stato trasferito altrove.
Non
si tratta solo dei molti decreti del governo. La maggior parte delle
proposte di legge vengono dal governo e non da singoli parlamentari.
Carofiglio dà senza esitazione la colpa di ciò a
Berlusconi e ai suoi alleati, il partito anti-immigrati Lega Nord. -
Sono due partiti fortemente populistici cui le regole parlamentari
non interessano granché. Il loro ragionamento, in parole
povere, è “se le regole ci vanno bene le rispettiamo,
sennò ce ne freghiamo o le cambiamo con ogni strumento a
disposizione”.
Carofiglio
è un degli 80 senatori che hanno firmato una mozione in difesa
della costituzione del paese. Spiega che la considera minacciata, non
da ultimo per via di tutte le leggi su misura che il governo ha
presentato. La più importante di esse, quella che avrebbe dato
a Berlusconi l’immunità, è stata bocciata
quest’autunno dalla corte costituzionale. Il fatto che
l’avvocato difensore di Berlusconi Niccolò Ghedini sia
anche parlamentare e oltretutto sia presente in commissione di
giustizia costituisce secondo Carofiglio una situazione senza senso.
“Un giorno è in tribunale e difende il suo cliente, per
poi trovarsi il giorno dopo in parlamento ad elaborare leggi che
possano fermare i processi.” L’ultima proposta di Ghedini
di porre un limite massimo di sei anni per ogni processo (dalla prima
istanza fino al Tribunale superiore) è come cambiare le regole
del gioco nel bel mezzo della partita. Per Carofiglio è come
essere in vantaggio 1 a 0 a fine primo tempo e fischiare subito la
fine per non rischiare di perdere nel secondo tempo.
-
Il fatto che Berlusconi sia il primo ad infrangere le regole a tutti
i livelli è qualcosa di molto pericoloso che avvelena la vita
pubblica del nostro paese. Quando chi ha il diritto di correggerlo
(ad esempio la corte costituzionale) lo fa, il primo ministro
sommerge tale istituzione di odio e disprezzo. - La democrazia sta
male e potrebbe anche peggiorare. Ci vorrà molto tempo per
curare le ferite. Alcuni mesi fa, Carofiglio ha scritto su La
Repubblica a proposito della capacità di provare vergogna. O,
per meglio dire, dell’incapacità degli italiani di
provare vergogna. - Se provo dolore, capisco che c’è
qualcosa che non va e cerco di curarlo. Se mi vergogno, mi rendo
conto di aver fatto qualcosa di sbagliato e forse di aver
contravvenuto ad accordi sociali della collettività. Ma se
perdo la capacità di provare vergogna, allora la mia vergogna
si tramuta in superbia e presunzione.
-
Questo potrebbe essere l’inizio di malattie gravi che verranno
poi scoperte troppo tardi, dice Carofiglio riferendosi a Berlusconi
che negli ultimi anni ha frequentato sia minorenni che prostitute. Al
momento dell’intervista, il quarto romanzo di Carofiglio
sull’avvocato Guido Guerrieri non era ancora stato pubblicato.
”Le perfezioni provvisorie” è uscito solo giovedì
scorso. Ma Carofiglio nega che la sua nuova vita da parlamentare
abbia ispirato questo giallo. Non è il Bo Balderson del
parlamento italiano, insomma. - La storia l’avevo pronta già
all’inizio del 2009, ma mentre la completavo e riscrivevo
durante l’estate ecco che scoppia un intricato caso di droga e
prostituzione. Uno dei protagonisti del libro è Nadia, un’ex
prostituta di Bari, che del resto era già presente in uno dei
miei libri precedenti.
Per
sicurezza, Carofiglio ha scelto di provvedere il libro di una
precisazione in cui spiega che tutto è finzione, dato che la
storia sembra avere parecchie cose in comune con le indagini
dell’estate scorsa su droga e prostituzione, che coinvolgevano
anche Berlusconi per via dei suoi contatti con Gianpaolo Tarantini.
Quest’ultimo è l’uomo che ha presentato a
Berlusconi la prostituta Patrizia D’Addario, la quale non solo
ha passato la notte nella residenza istituzionale del governo, ma ha
anche registrato Berlusconi che diceva: “Aspettami nel lettone
di Putin” – e ovviamente è di Bari! Il
conflitto di interessi tra l’imprenditore e il politico Silvio
Berlusconi è il problema principale dell’Italia di oggi.
Un problema che però non viene mai discusso. Il conflitto non
è mai stato risolto e diversi governi di sinistra hanno
lasciato la questione da parte, per paura di perdere voti e di essere
tacciati per sempre da Berlusconi di essere comunisti.
Berlusconi
guarda ai suoi elettori come se fossero un pubblico televisivo, e in
effetti lo sono in larga misura. Nei 16 anni di politica attiva di
Berlusconi, è cresciuta una nuova generazione che adesso ha
diritto di voto. - Non hanno la più pallida idea di che
cosa sia la divisione dei poteri e il conflitto di interessi.
Continuo ad arrabbiarmi ogni giorno, ma ormai sono rimasto quasi solo
io, dice il giornalista televisivo Santo Della Volpe, che ha lavorato
28 anni al TG 3 del terzo canale pubblico della RAI. Uno dei pochi
programmi di informazione che non sono stati trasformati in megafoni
del governo.
-
Io difendo il servizio pubblico. Noi di RAI 3 siamo sempre stati una
voce indipendente e cerchiamo di continuare ad esserlo. Berlusconi
controlla cinque canali tivù nazionali, principalmente i suoi
tre: Rete 4, Canale 5 e Italia 1. La sua ampia maggioranza
parlamentare fa sì che possa esercitare anche un’influenza
forte e diretta sia sulla dirigenza della RAI che sulla nomina dei
direttori delle reti e dei telegiornali. Ne sono stati cambiati
diversi durante il 2009. Una delle scelte più discusse è
stata quella di Augusto Minzolini come nuovo direttore del TG 1, il
telegiornale più importante. Berlusconi ha insomma piazzato un
altro dei suoi giornalisti-lacchè. Minzolini appare sullo
schermo solo per esporre i propri commenti personali. In uno di essi,
Minzolini ha dichiarato che le affermazioni sulle frequentazioni di
Berlusconi con prostitute erano “solo gossip”, ragion per
cui il TG 1 non ne avrebbe parlato nei suoi servizi.
Le
epurazioni di Berlusconi sono passate anche da RAI 3. Cambio di
direttore generale e di quello del TG. Dopo una lunga battaglia, la
conduttrice della redazione Bianca Berlinguer è stata nominata
direttrice. È determinata e indipendente, e da diversi decenni
dimostra che sta in RAI per meriti propri e che non è soltanto
la figlia maggiore dello storico leader del partito comunista
italiano, Enrico Berlinguer. La scelta non è certamente
stata una correzione verso destra, ma comunque un modo per Berlusconi
di dimostrare il suo potere e la sua influenza su di un canale che
egli considera un avversario politico.
Tutte
le apparizioni di Berlusconi sono accuratamente adattate alle
esigenze televisive. Dopo l’attacco di dicembre, la sua
popolarità è cresciuta. Il 13 dicembre un uomo gli ha
lanciato in faccia un modellino del duomo di Milano, causandogli la
rottura del naso e di alcuni denti. Le immagini di un sanguinante
primo ministro hanno poi fatto il giro del mondo. - Qualcosa
dev’essere andato storto. Berlusconi sembra aver scelto di fare
la parte del martire. La polizia è andata via con il primo
ministro solo dopo che questi era uscito di nuovo dalla macchina e
aveva mostrato a tutto il mondo il suo volto sanguinante, dice Santo
Della Volpe.
Il
regista Marco Tullio Giordana ha una relazione semplice ed
incontroversa con la tivù. Non la guarda. Nella sua casa di
campagna, dove scrive le sue sceneggiature, la tivù non c’è.
Eppure ha arricchito la televisione italiana, con il magnifico
affresco “La meglio gioventù”, in cui attraverso
una grande famiglia si rappresentano 40 anni di dopoguerra italiano.
Prima
parliamo del suo nuovo progetto mastodontico: “Piazza Fontana”.
Un film su ciò che fu l’inizio degli anni del terrorismo
italiano, cioè lo scoppio, nel 1969, di una bomba presso la
banca dell’agricoltura nel centro di Milano. Oggi si sa che
quell’azione fu manovrata da gruppi neofascisti con il
probabile coinvolgimento dei servizi segreti italiani. Dopo ben sette
processi nessuno è ancora stato condannato. Il materiale
raccolto è talmente ampio che, oltre al film, Giordana pensa
di fare anche una serie di programmi televisivi che analizzeranno in
modo critico il materiale stesso.
Un
po’ controvoglia, Giordana accetta di passare alla situazione
politica attuale. - È imbarazzante. Prima di tutto io sono
un patriota. Non c’è un solo festival del cinema cui
vada senza ricevere domande su Berlusconi. Normalmente evito di
parlare di lui. Ho la sensazione che lui ottenga le royalties ogni
volta che menziono il suo nome e io non voglio contribuire oltre. La
domanda che più spesso gli viene posta è com’è
possibile che siano in così tanti a votare per Berlusconi. -
I voti in una democrazia sono sempre il risultato di una sorta di
incantamento e seduzione. Non è che voti per una persona
perché ha presentato un programma che tu hai studiato e
approfondito.
Marco
Tullio Giordana racconta della profonda impressione avuta quando
Berlusconi, al momento di entrare in politica, fece stampare e
distribuire gratis quel delizioso e allegro libro: “Una storia
italiana”, che mostrava la sua vita e il suo successo. - Si
mise in mostra di fronte agli elettori. Il messaggio era evidente:
“Guarda cosa ho fatto, come ho creato la mia impresa e un sacco
di posti di lavoro. Guarda come sono simpatico. Il mio successo non
mi ha fatto diventare uno snob come la famiglia Agnelli. Mi
piacerebbe giocare a carte con voi. Mi piacciono le belle donne,
proprio come a voi. Sono uno di voi.”
In
16 anni, l’opposizione non è mai riuscita a
rappresentare un’alternativa credibile a Berlusconi. Romano
Prodi lo ha fronteggiato due volte uscendo vincitore in entrambe le
occasioni. Ma in entrambe le occasioni, gli alleati di Prodi non
l’hanno lasciato governare, continua Giordana che è
fortemente deluso dalla politica. - Oggi come oggi è molto
difficile simpatizzare con la sinistra. Giordana non è mai
stato iscritto a un partito politico ed è tra quelli che
pensano che gli artisti debbano rimanere fuori dalla politica. -
Era più facile quando la sinistra era “condannata”
ad un’eterna opposizione e poteva rivolgere senza paura le sue
critiche anche contro la propria concezione ideologica, così
come fece Pasolini. Per me, lui rimane l’esempio di come deve
essere l’artista: libero e indipendente.
All’ultima
domanda, se la democrazia in Italia è minacciata, Giordana
risponde senza esitare di sì. È un processo che va
avanti da molto tempo. - Molto prima che la democrazia cominciasse
a dare segni di profondo cedimento, il buon gusto e il buon giudizio
di questo paese sono andati persi. Il benessere e la felicità
degli italiani si sono sempre basati su un tenore di vita modesto.
Non erano mai frustrati, nemmeno dopo la guerra con tutta quella
povertà. Perché sapevano di vivere in un paese
meraviglioso, circondati da un’incredibile bellezza e che nella
loro chiesa c’era un dipinto di Caravaggio, Giorgione o Duccio
di Boninsegna. Allora, quando erano poveri, non avevano complessi di
inferiorità. Ce li hanno invece oggi, ricchi e frustrati.
-
La mia risposta dev’essere: per un popolo che oggi è
così infelice, che ruolo e che significato ha la democrazia?
Nessuno! - Ricordiamoci che in Italia solo una minoranza combatté
per la democrazia. È chiaro che non viviamo in una dittatura,
ma sono in pochi oggi a vedere il valore della democrazia.
[Articolo
originale "Kejsaren som styr med fjärrkontrollen" di
Peter Loewe]
|